Un piano di intervento senza precedenti e tre milioni e mezzo di euro per salvaguardare il Lago di Vico e invertire il processo di degrado che da anni interessa la caldera: un bacino non inquinato caratterizzato da eutrofizzazione.

Alla luce della sentenza del Consiglio di Stato n. 3945/2024, che impone l’adozione di misure urgenti atte a contrastare la compromissione dell’habitat ed il ripristino delle condizioni precedenti, la Regione Lazio non si è fatta attendere, attivando in filiera con il Governo e le comunità locali, tutta una serie di interventi.
Le schede progettuali, stilate dall’Ente Monti Cimini – Riserva Naturale Lago di Vico sulla base degli studi portati avanti in collaborazione con l’Università della Tuscia sono state presentate questa mattina in una conferenza con la presenza di Fabio Ciciliano, capo dipartimento della Protezione Civile e commissario straordinario nazionale per l’adozione di interventi urgenti connessi alla scarsità idrica, del presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei deputati Mauro Rotelli, della vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna, di Alessandro Pontuale ed Eugenio Monaco, rispettivamente presidente e direttore dell’Ente Monti Cimini, del capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio regionale del Lazio Daniele Sabatini, del presidente Commissione Ambiente e Agricoltura della Regione Lazio Giulio Zelli ,e del responsabile ufficio tecnico Enti Monti Cimini Giuseppe Puddu.
Come ha sottolineato Ciciliano, “il lago, di straordinario valore ambientale e paesaggistico, soffre soprattutto per l’erosione ed il trasporto verso il bacino di terreno, sedimenti e nutrienti, un problema aggravato dal ricambio molto lento delle acque, stimato in circa 20 anni, che favorisce fenomeni di eutrofizzazione e proliferazione di ciano batteri”. “Insieme alla Regione e agli enti locali stiamo lavorando per affrontare e risolvere alcune delle principali criticità ambientali che da anni interessano il nostro territorio”, ha detto in apertura l’onorevole Rotelli. “La cifra di questo lavoro è la pragmaticità: le istituzioni non restano a guardare, ma sono in prima linea per dare risposte ai territori” .
A sottolineare il coordinamento della filiera istituzionale, il consigliere Sabatini, rimarcando l’impegno della Regione, “che ha garantito nuove risorse per le strutture e avviato il reclutamento di personale, indispensabile per dare concreta attuazione agli interventi e alle sentenze”. Così come il collega Zelli: “Ringrazio il presidente Rocca e gli assessori Righini e Palazzo per aver captato subito l’emergenza. Questa condizione di eutrofizzazione sta rendendo più povero il lago sotto l’aspetto della biodiversità di fauna e flora. Dobbiamo trovare un giusto equilibrio tra la fruizione delle persone, la parte produttiva agricola monoculturale della nocciola e una produzione d’eccellenza, che non è marginale”.
La vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna ha illustrato il lavoro portato avanti a Bruxelles sulla resilienza idrica, sottolineando l’impegno a rappresentare le specificità dei territori vulcanici nella nuova strategia europea. Sberna ha inoltre richiamato la battaglia sul prossimo bilancio Ue per garantire un ruolo centrale alle politiche di coesione nel sostegno a Regioni ed enti locali di fronte alle emergenze.
“Dopo l’avvio della prima fase di misure concrete, grazie ad un primo finanziamento regionale di 500 mila euro ed un secondo di 320mila euro – hanno spiegato Pontuale e Monaco – sono stati ora stanziati 3 milioni di euro oltre ad ulteriori 500 mila euro previsti nel prossimo bilancio regionale, per avviare un piano articolato in cinque interventi: la prevenzione dell’interramento del lago, lo studio del bilancio idrico del bacino, la realizzazione di tre nuove vasche di sedimentazione e fitodepurazione, destinate a intercettare terra e nutrienti prima che raggiungano il lago ed infine il revamping dell’“Abboccatore”, con nuove paratie elettromeccaniche, controllo da remoto e monitoraggio delle portate”.
“Non si tratta semplicemente di intervenire sul lago, ma sull’intero sistema che lo alimenta – hanno aggiunto – Il nostro obiettivo è ridurre alla fonte l’erosione e l’apporto di nutrienti, gestire meglio la risorsa idrica e creare le condizioni per un progressivo recupero della qualità delle acque e dell’habitat come richiesto dalla sentenza, in un progetto di ampio respiro che ci prefiggiamo di portare avanti con associazioni ed agricoltori, al fine di collaborare, tutti insieme, per la salvaguardia del nostro bacino e delle produzioni di eccellenza della nocciole”.
Il piano mette così insieme difesa del suolo, agricoltura, gestione della risorsa idrica, monitoraggio e rinaturalizzazione. “Inoltre questi 3 milioni e mezzo di finanziamento – hanno concluso – serviranno anche ad accelerare e valorizzare le azioni già da tempo messe in atto dalla Regione, dalle amministrazioni locali e dagli stessi agricoltori, nella direzione del risanamento della qualità del bacino idrico”.
ENTE MONTI CIMINI
